Il Museo Civico: la casa del patrimonio angolano.

In breve:

Ospitato nell’ex Manifattura Tabacchi (Corso Umberto I), il Museo Civico “Luigi Chiavetta” racchiude la memoria storica di Città Sant’Angelo.

Nato nel 1983 per conservare reperti archeologici del territorio, oggi offre nuove sezioni dedicate all’Arte Sacra (proveniente dalla Collegiata), al Carnevale di “Ndirùcce” e alle “Chinocchje”, caratteristiche statuine devozionali sotto campana di vetro.

Un viaggio affascinante tra archeologia, fede e tradizioni popolari.

Il Museo Civico “Luigi Chiavetta”

Il Museo Civico di Città Sant’Angelo nasce nel 1983, in seguito al recupero e al riordino di materiali archeologici rinvenuti nel tempo sul territorio angolano.

Nel corso degli anni la collezione si è arricchita con l’esposizione delle Chinocchje – piccole statue devozionali custodite sotto campane di vetro – e con antiche pergamene che documentano episodi di storia locale.

La nuova sede, presso l’ex Manifattura Tabacchi in Corso Umberto I al civico 31, ha permesso di ampliare il percorso espositivo con due nuove sezioni: il Carnevale di “Ndirùcce” e l’Arte Sacra, che accoglie i manufatti provenienti dalla Collegiata di San Michele Arcangelo.

È inoltre previsto un ulteriore ampliamento che consentirà la creazione di uno spazio didattico e di un’area destinata ad eventi museali temporanei.

Arte Sacra

La sezione dedicata all’arte sacra nasce dal recupero di un ricco e variegato patrimonio di oggetti liturgici e devozionali, custoditi negli armadi lignei settecenteschi adiacenti la sacrestia della Collegiata di San Michele Arcangelo.

Dopo un attento lavoro di selezione e catalogazione, realizzato in collaborazione con il parroco Don Lorenzo Di Domenico, si è convenuto di trasferire i beni selezionati presso la sede del Museo Civico.

L’accordo consente oggi ai visitatori di ammirare sculture, paramenti sacri, ostensori, croci processionali, reliquiari, cartegloria, messali e strumenti musicali, salvati dall’oblio e dal degrado.

Un’opportunità preziosa per recuperare e valorizzare un patrimonio in gran parte compromesso dall’incuria e dall’abbandono, che altrimenti sarebbe andato irrimediabilmente perduto.

Li Chinocchje

L’uso di conservare in casa statue, icone e altri simboli sacri si ricollega probabilmente alla tradizione pagana dei simulacri domestici, legati a un rapporto personale con la divinità.

Questo uso privato ha influenzato le dimensioni delle statue, generalmente inferiori ai 50 cm, e la loro iconografia, che spesso rispecchiava la devozione familiare.

Le statue, giunte dai luoghi di produzione senza un’attribuzione iconografica precisa, venivano spesso modificate localmente: abiti, accessori e dettagli erano adattati in base alla fede e alle tradizioni della famiglia o del paese.

A Città Sant’Angelo, dove il culto della Madonna Addolorata è molto diffuso, ricorre frequentemente la statuina con abito nero e ornamenti dorati, il fazzoletto e il pugnale che trafigge il cuore — un modo per riproporre in piccolo, nell’intimità domestica, ciò che la comunità celebra collettivamente durante le processioni.

Archeologia

Il panorama insediativo del territorio di Città Sant’Angelo, sviluppatosi nel corso degli ultimi tre millenni, è strettamente legato alla presenza di itinerari naturali che penetravano verso l’interno a partire dall’approdo naturale alla foce del fiume Saline.

Due i nuclei principali: l’approdo stesso e l’antico abitato italico sul colle, ai quali si affiancavano insediamenti minori sopravvissuti, con poche interruzioni, dall’età italica a quella romana e altomedievale.

Questi percorsi si snodavano lungo il crinale tra il torrente Piomba e il fiume Fino, su propaggini collinari che scendono da nord a sud verso il Fino.

(Testo di Andrea Staffa)

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