ALBERTO MOLISANA
(1894 – 1989)
Insegnante, giornalista

Insegnante prima e giornalista poi Alberto Molisana con le sue professioni ha contribuito alia formazione di più di una generazione di professionisti perché non si è mai limitato, da maestro, al routinario ruolo quotidiano, ma è stato pedagogista e formatore morale e sociale dei suoi giovani allievi cui ha lasciato in eredità una grande cultura. Come giornalista, invece è stato tra i primi, nel pescarese, a portare sulle pagine dei quotidiani nazionali, le notizie della dannunziana Pescara, città di adozione cui era legato da profondo amore e per la quale ha sempre pronosticato un futuro da città leader non soltanto dell’“Abruzzo forte e gentile”, ma, per le sue potenzialità, di piccola metropoli di tutta la costa Adriatica, da nord a sud dell’Italia, capace di competere, con il commercio ed il turismo, con le grandi e già affermate realtà italiane.

Dotato di una grande cultura, appassionato di lettura (divorava qualunque libro o giornale gli capitava tra le mani), nella sua camera giornalistica è stato il primo corrispondente de “Il Messaggero” e del “Corriere della Sera” a Pescara e successivamente anche de “Il Tempo”. E del “Giornale d’Italia”, edizione del pomeriggio di cui (ci ha ricordato il giornalista Lucio Angelini) ha realizzato l’edizione abruzzese, curando la prima pagina dove con succinti e forbiti sommari riassumeva i contenuti delle pagine interne. Ma la camera giornalistica, la sua vera passione, l’ha intrapresa nel 1922 come corrispondente de “La Tribuna”. Nella lunga carriera giornalistica, mal ripagata a livello economico ed ancora di meno dai doverosi riconoscimenti che gli sarebbero dovuti piovere dagli editori ma anche e soprattutto dagli amministratori locali, puntualmente richiamati ai loro doveri verso la cittadinanza per il futuro di Pescara, Alberto Molisana si è occupato di politica, cultura, sport, cronaca, inforcando giornalmente la sua bicicletta (sua compagna per gli spostamenti da un capo all’altro della città) per essere presente sempre e dovunque. in questo modo i suoi brillanti articoli di cronaca nera o di informazione politica erano sempre la “fotografia” di fatto del giorno.

I suoi mille e mille articoli apparsi sulle testate nazionali di cui è stato corrispondente ed i tantissimi altri scritti pubblicati da direttore responsabile sul mensile “Scuola d’Abruzzo”, organo informativo del provveditorato agli studi, erano tra l’altro illustrati da vignette, caricature, ricostruzioni di fatti di cronaca. Ai suoi tre figli, Ada, Roberto e Corrado, ed alla moglie Ester Micarone, ha lasciato una grande eredita morale, sociale e culturale che ancora oggi a distanza di 27 anni dal passaggio alla vita eterna, viene ricordata e per molti aspetti invidiata. E con orgoglio il figlio Corrado, pensionato, conserva, nella casa pescarese tantissimi articoli, scritti originali, vignette e tanti dipinti che ornano le pareti domestiche. Commosso, Corrado Molisana, ex dipendente di una società di telecomunicazioni, ricorda gli insegnamenti del padre che non fu soltanto un uomo esemplare per la famiglia e per la scuola, cui si è dedicato con dedizione per la formazione dei ragazzi, ma anche un detective, un combattente delle ultime due guerre mondiali e della guerra di Spagna e da giovane anche un agente dei servizi segreti. Un particolare, quest’ultimo, mai reso noto dallo stesso Molisana, sempre schivo dall’autoesaltazione, che gli ha dato molte soddisfazioni sia per i riconoscimenti ricevuti che per i successi personali conseguiti nell’assolvimento di compiti sempre molto delicati che, a Bologna, gli venivano affidati.

II contributo di Molisana alla conoscenza ed allo sviluppo di Pescara, che solo con gli scritti letterari di D’Annunzio era ricordata nei ristretti cenacoli, è stata notevole. Ha promosso infatti, nelle diverse pagine quotidiane scritte sempre con passione per l’amore della sua città di adozione e mai per mero guadagno (all’epoca, i corrispondenti venivano pagati con pochi centesimi a riga) iniziative politiche ed amministrative per allargare i confini di questa città, per promuoverne l’industrializzazione, valorizzare la vocazione commerciale, esaltare il turismo e promuoverne il continuo rinnovamento per essere sempre al passo con i tempi e rispondere cosi alle aspettative dei pescaresi ma anche e soprattutto per soddisfare le esigenze dei turisti. Ed i suoi stimoli, le sue critiche, i suoi suggerimenti agli amministratori locali, provinciali e nazionali non sono stati certamente vani.

Alberto Molisana è stato un maestro del giornalismo pescarese di pochi decenni fa, nell’epoca eroica, quando cercare, comunicare, trasmettere le notizie era molto difficile, non esistendo internet, fax, computer. Dagli anni venti fino al 1956, responsabile di Pescara de “Il Messaggero”, il quotidiano più diffuso; collaboratore de “Il Corriere della Sera” e di altri periodici; responsabile dell’ufficio stampa dell’Automobile Club di Pescara e, quindi della famosa gara automobilistica, la mitica “Coppa Acerbo”.

Ma ecco come l’illustre pescarese avvocato e professore Nicola Occhiocupo, per due volte preside della facoltà di Giurisprudenza e per quattro volte eletto rettore dell’Università di Parma, fondatore e presidente del Collegio Europeo di Parma ed dal 2000 componente del Consiglio per l’autorità garante della concorrenza e del mercato, ricorda il maestro Molisana. «Lo conobbi nel 1953, quando frequentavo a Pescara il liceo classico “Gabriele D’Annunzio” e fu lui, con quella efficacia pedagogica propria dei veri maestri (egli era stato, tra l’altro, insegnante elementare) ad instradarmi nel mondo affascinante della carta stampata, dell’informazione, della scrittura. L’impegno era quotidiano e pressante, dovendosi far fronte ad una vivace e forte concorrenza. L’obiettivo era di arrivare possibilmente “primi” a fornire notizie esaustive di cronaca nera, giudiziaria, politica, culturale, sportiva. La redazione, si fa per dire, consisteva in una stanza, attrezzata da due tavoli ed un telefono, ubicata nell’ospitale abitazione di Via Genova, dominata dalla figura, gioiosa ed affettuosa, della moglie, donna Esterina, impegnata nella sua professione di insegnante e di mamma premurosa dei figli, Ada, Roberto e Corrado. Quando arrivavo, nel tardo pomeriggio di ogni giorno, don Alberto era già da tempo intento a preparare il materiale da trasmettere alla redazione romana per riempire l’ampio spazio dedicato a Pescara».

I suoi articoli si facevano ammirare per lo stile sobrio, pieno di garbo, di eleganza, di misura, per la esposizione chiara ed equilibrata delle questioni trattate. «Una prosa – aggiunge il rettore prof. Occhiocupo – non priva, se del caso, di accenti critici, mai dettati da pregiudizi o da preconcetta ostilità, e per la prospettazione di soluzioni e di stimoli fecondi per chi occupava posizioni di responsabilità. Consapevole della importanza e della delicatezza della informazione, nei suoi risvolti attivi e passivi, libertà di informare e diritto di essere informati, come si usa ripetere oggi, e dotato di un naturale rigore morale, don Alberto ispirava la sua attività giornalistica ai principi di obiettività, competenze ed imparzialità. In possesso di un innato talento artistico, egli spesso disegnava – e pubblicava, precorrendo quanto oggi avviene in quasi tutti i quotidiani nazionali – vignette e caricature di personaggi noti e componeva racconti, ricchi di brio e di calda umanità. Dal suo osservatorio privilegiato, egli fu testimone non certo passivo e fornì il suo contributo di idee per io sviluppo di Pescara e del suo territorio, operando sempre in un reale spirito di servizio per la crescita della comunità».

Alberto Molisana era nato a Città Sant’Angelo il 19 dicembre 1894 e morì a Pescara il 3 marzo 1989.

Anche il professore universitario Antonio Sorella, attuale insegnante di Lettere all’Università “D’Annunzio” di Chieti e già insegnante di lingue a Pescara, ha ricordato, recentemente, in un articolo – revival – il maestro e giornalista Alberto Molisana. Ne ha tratteggiato la figura definendolo «pioniere» della professione che ha svolto «per amore dell’amore…», un po’ da detective e un po’ da cronista.

«Un giornalista per passione e non per mestiere che richiedeva, all’epoca, sacrifici e dedizione in cambio di soddisfazioni soltanto morali che durano un giorno, quello della pubblicazione del proprio articolo». La caratteristica peculiare di Molisana, aggiunge il prof. Sorella era quella – fin dall’inizio dell’attività, avviata nel 1922 – di essere anche un abile disegnatore, qualità che gli permetteva di illustrare i suoi articoli con vignette, caricature, ricostruzioni di fatti di cronaca.

«In un’epoca – affermava Molisana – in cui per fare e stampare foto occorrevano dei giorni, le mie illustrazioni rispondevano meglio alle esigenze del quotidiano, perché potevano raggiungere la redazione romana del Messaggero in meno di ventiquattro ore».

Questo ed altro ha scritto Sorella del prof. Molisana sulla storia del giornalismo pescarese e dei suoi protagonisti. Molisana, ricorda Sorella, era conosciuto da tutti. «Si spostava a cavallo della sua bicicletta con la sua inseparabile borsa di cuoio, dove teneva una mozzarella e del pane che costituivano il suo pranzo nei giorni in cui qualche fatto importante di cronaca gli impediva di tornare a casa, dove bicicletta e bisaccia tornavano da sole, perché tutti sapevano che erano le mie»..,

A novantanni Molisana, dopo tante imprese giornalistiche, non poteva fare a meno dei giornali. Cosicché ne leggeva due o tre al giorno, di tutte le tendenze politiche, perché, secondo lui, non «si può essere uomini veramente critici, senza dare ascolto a tutti, soprattutto alle opposizioni».

Fonte:
Antonio Buccilli – Gente d’Abruzzo – Dizionario biografico – Andromeda Editore – 2006