DOMENICO CECCAROSSI
(1910 – 1997)
Musicista, cornista di fama internazionale

Domenico Ceccaróssi (Orsogna, Chieti, 1910 – Ciampino 1997). Si ritirò a Città Sant’Angelo alla fine della sua gloriosa vita artistica. Cornista di grande valore, ha unito all’attività di interprete quella di didatta. Si distinse nell’esecuzione di musiche di Mozart e Haydn. Curò numerose revisioni di musiche per corno e scrisse trattati e studî per il suo strumento. Molti compositori contemporanei gli dedicarono pezzi per corno.

La voce unica del suo corno, col quale disegnava mirabilie musicali, si era spenta nel 1986. Il più grande cornista del ‘900, e assai probabilmente il più grande di tutti i tempi.

Abruzzese di Orsogna (Chieti), classe 1910, Ceccarossi è stato un musicista singolare, che si è ritagliato un posto di primo piano nel firmamento delle sette note portando ai massimi livelli uno strumento “ingrato”, ma da mezzo secolo ormai intimamente legato al suo nome. Eppure tra Ceccarossi e il corno non fu certo amore a prima vista.

“A otto anni – ricordava – volevo suonare la tromba. Solo che mio padre, che era emigrato a New York dove faceva il sarto, scrisse al maestro della banda di Orsogna pregandolo di insegnarmi il corno. A me non piaceva, e per di più, siccome ero piccolino, me ne affibbiarono uno di riserva, brutto e sporco”. E così, a chi gli chiedeva che strumento suonasse, il giovanissimo Ceccarossi o svicolava o rispondeva: “Il pianoforte”. Finchè decise anch’egli di emigrare, a Milano, per un’audizione con l’orchestra dell’Eiar.

Era il giorno del suo compleanno, il 19 novembre 1930, e i paesani pensarono tutti che sarebbe ritornato a Orsogna per fare il sarto, come il padre, al quale Domenico aveva detto: “Se entro due settimane ti chiederò di mandarmi un abito scuro, vorrà dire che è fatta”. La richiesta arrivò quasi subito. Ceccarossi, seguendo il suo istinto musicale e la sua tecnica prodigiosa, da autodidatta conseguì il diploma in conservatorio e spiccò il volo verso una carriera che ha dell’incredibile, interrotta solo undici anni fa, con l’ultimo concerto e la donazione del suo corno al Museo degli strumenti musicali di Roma.

Il suo buen retiro, dopo tanto girovagare per le sale concertistiche e di registrazione di tutto il mondo, era divenuto un villino sulle colline di Città Sant’Angelo, nel Pescarese, dove riceveva pochi selezionati amici. Ma la sua casa era sempre aperta alla musica e ai musicisti, ai grandi del pentagramma (li conosceva tutti, e di tutti sapeva vizi e virtù) come ai principianti (di fronte al dilettantismo becero riemergeva però il suo carattere abruzzese, senza mezze misure). Dava tranquillamente il suo nome a iniziative e associazioni concertistiche e gli piaceva assecondare la vena poetica della moglie Jolanda Colizza, un soprano che assieme a lui e alla pianista Loredana Franceschini aveva dato vita a un celebre Trio.

In questo secolo non c’è stato compositore di rango o direttore di fama che non abbia lodato il virtuosismo di Ceccarossi: è stato definito “principe” dei cornisti da Zandonai, “re” da Alfano e Casella, “sublime” da Karajan, “unico” da Stravisnkij, “superbo” da Dizzy Gillespie.

Foto di Dizzy Gillespie con dedica “To Domenico Ceccarossi the superb musician – Gillespie”

Fonte:
Treccani
Il Tempo – Edizione nazionale di sabato 25 gennaio 1997 – Articolo di Marco Patricelli