EMIDIO GIAMPIETRO
(1818 – 1882)
Architetto, matematico

Emidio Giampietro nato nei 1818 fu architetto e profondo matematico.

Dopo gli studi inferiori, ai quali attese privatamente in patria, si recò a studiare nel Ginnasio Liceo di Chieti dove conseguì la licenza liceale. Frequentò l’Università di Napoli e laureatosi in Ingegneria, esercitò la professione facendosi sempre più stimare dalla numerosa clientela che ne ammirava il grande valore. Erano a lui affidati incarichi di lavori privati e pubblici in provincia; e per questioni giudiziarie in Pretura e nei Tribunali di Teramo, Chieti e Aquila il Giampietro accorreva per dare l’apprezzato contributo della sua non comune dottrina e i suoi giusti responsi. Ricoprì l’onorifica carica di Vice pretore che mantenne per parecchi anni.

Nel 1841, come si rileva dagli Annali Civici, presentava all’Istituto d’Incoraggiamento una domanda di privativa per una macchina da lui inventata per segare il legno e i marmi; e per l’altra che serviva per indicare la resistenza di ogni specie di legno alla sega. La Commissione di esame composta dai Sigg. Durini e Paci propose di accordarsi la privativa di quindici anni, la concessione di un edificio per collocarvi le macchine e la inserzione della Memoria del Giampietro negli Annali Civili.

Nel 1842 presentava all’Istituto una bilancia, per la quale, come premio, ebbe una medaglia d’oro. In quello stesso anno il Giampietro espose all’Istituto di aver inventato una macchina per la misura dei grani e chiese di venire a una trattativa col Governo nel cederla.

Il Vice Presidente commise l’esame di tale domanda ai Sigg. De Luca e Paci. Nel 1813 chiese la privativa per un centimolo(1) di sua invenzione.

Uomo di grande attività, ingegno versatile e fecondo, il Giampietro rivive nella memoria dei suoi concittadini, annoverato tra i più illustri di questa terra da lui amata e onorata.

Morì compianto il 15 settembre del 1882.

(1) Centimolo, larnese con cui si tirava l’acqua su dal pozzo. Il centimolo, era composto di recipienti che, ruotando  intorno ad un ingranaggio, portavano in superficie l’acqua che veniva utilizzata per per irrigare gli orti, oltre che per uso domestico. L’attingitoio era fatto funzionare dal tiro di casino, che girava bendato intorno al pozzo. La benda sugli occhi dell’asino aveva lo scopo di impedire che all’animale, furia di girare, si annebbiasse la vista. 
Fonte: “Storia di Città Sant’Angelo” di Pasquale Pace – Stab Tip. Arte Stampa – Pescara – 1943