FRANCESCO INNAMORATI
(1907 – 1945)
Erudito, antifascista, partigiano,
Martire della Libertà

Francesco Innamorati nacque da genitori angolani, da Stefano e Pia Vicentini, il 17 gennaio 1907 a Montegiorgio (Ap). Il padre era magistrato, il nonno amministratore comunale e fondatore di tutte le maggiori istituzioni angolane, dalla Banca Popolare al Sindacato Agricolo Cooperativo. Francesco trascorse l’infanzia e la prima giovinezza a Città Sant’Angelo (risiedeva nel Palazzo Baronale), poi frequento e completò gli studi classici presso il liceo “G. B. Vico” di Chieti. Presto si appassionò alla politica, aderendo al Partito popolare di Don Sturzo. Partecipò attivamente alia vita cittadina, formandosi alla scuola di Mons. Nicola De Luca, i cui insegnamenti si fondavano sul rispetto dei valori della libertà e della giustizia. Questi basilari concetti di vita lo portarono ad opporsi all’orientamento di alcuni settori della Azione cattolica che avrebbero voluto collaborare col regime fascista.

Nel 1930 Francesco Innamorati si laureò in ingegneria elettrotecnica presso il Politecnico di Torino ed entrò come ispettore tecnico nella amministrazione delle poste e telegrafi. La legislazione dell’epoca l’obbligò ad iscriversi al Partito Nazionale Fascista ma l’avversione al regime, già in precedenza presente, si manifestò apertamente alcuni anni dopo, in seguito all’aggressione e alla guerra italiana portata all’Etiopia, stato membro della Società delle Nazioni. Trasferito da Bologna, prima sede di lavoro, a Verona, il 7 novembre 1936 invio alla federazione del P N. F. una lettera di dimissioni dal partito, ritenuto responsabile di aver scatenato una guerra ingiusta contro uno stato sovrano e di perseguire una politica che aboliva ogni forma di giustizia e di libertà. La reazione non si fece attendere, infatti egli venne licenziato dal lavoro perché la sua presenza “non era compatibile con le generali direttive del governo fascista”. Il segretario del P. N. F. di Verona, ritirandogli la tessera di appartenenza al partito per “mancanza di fede fascista”, raccomando alla direzione delle poste che egli fosse sottoposto a visita medica “da un analista”, in quanto riteneva di aver in lui “riscontrato qualche segno di squilibrio mentale”. La direzione doveva inviare copia del risultato della visita. Appare evidente come questo comportamento rappresenti il classico esempio di persecuzione politica, connessa a pubblica denigrazione della vittima; pratica consuetudine in uno stato di regime autoritario.

La lettera di dimissioni dal P. N. F., inviata nel pieno fulgore fascista, rappresenta un caso assai raro se non l’unico, come in seguito sottolineato dalla stampa libera. Il periodo milanese per Francesco Innamorati fu caratterizzato da un progressivo impegno nella attività politica clandestine condotta insieme ad Ugo La Malfa. La maturazione politica avvenne con nuove idee che lo indussero ad una revisione delle precedenti posizioni, cosi che aderì al Partito d’Azione, entrando nel gruppo di “Giustizia e Liberta”.

A questa conversione certamente contribuirono le vicende politiche di quegli anni, non esclusi certi atteggiamenti della gerarchia ecclesiastica verso il regime, nella prima fase del conflitto mondiale. L’impegno politico di Francesco Innamorati fu costante e continuo fino al 17 giugno 1944, quando la rete clandestina della quale faceva parte, in seguito a delazione, fu scoperta e lui venne arrestato dai militi fascisti della repubblica di Salò. Nel carcere di S. Vittore di Milano rimase fino al 15 agosto, poi fu trasferito a quello di Bolzano.

II 5 settembre fu tradotto in Germania, insieme ad altri partigiani, al campo di concentramento di Flossemburg e il 7 ottobre a Koyyer. Quei giorni furono di grande sofferenza fisica e morale, quando fu sottoposto alle più brutali vessazioni, condotto ai lavori forzati ed a trattamenti particolarmente violenti e aggressivi. I continui patimenti, la denutrizione, gli stenti quotidiani ed il conseguente stato di debolezza minarono il suo fisico. Per di più, in una particolare circostanza punitiva, gli fu ripetutamente percosso il capo, con conseguenze che si rivelarono fatali. Verso la metà di marzo 1945, in conseguenza dell’avanzata delle truppe alleate, i deportati vennero trasferiti al campo di concentramento di Dachau. Qui la tortura si fece più violenta e Francesco Innamorati era ormai allo stremo. Il 27 aprile 1945 le truppe alleate liberarono il campo ma dopo due giorni Francesco morì, nello squallore di quel luogo di tortura.

Dopo aver difeso e lottato per l’affermazione della libertà e della giustizia, a 37 anni la sua vita si concluse tragicamente, abbattuto dalla violenza e dalla barbarie dei nazifascisti. L’Italia ricorda il suo martirio, insieme ad altri partigiani caduti, con una lapide posta al largo Chiola di Pescara.

Verona, 7 novembre 1936

Ill.mo Signor
Segretario della Federazione
Provinciale Fascista
VERONA

Sul limitare dell’anno XV ritengo giunto il momento di dare esecuzione ad una decisione che, da lungo tempo maturata, ho tenuto finora sospesa, sia per circostanze di carattere personale, sia per la discrezione che ho ritenuto di dovermi imporre durante il tempestoso periodo che da poco si è chiuso.

Quando, nell’anno 1933, per volontà non interamente spontanea, mi decisi a chiedere l’iscrizione al P. N. F., fui sostenuto dalla speranza che le divergenze che mi avevano fino ad allora separato dal fascismo sarebbero state attenuate da una sperata evoluzione del Regime e che una totale ed intima adesione al movimento sarebbe stata possibile.

Gli avvenimenti che sono seguiti e l’orientamento generale della nostra politica mi hanno invece convinto, dopo lunghe riflessioni e non senza lotte dolorose, che la divergenza tra la politica di fatto seguita dal Regime e quella di moderazione di ordine giuridico sia all’interno che all’estero, che è patrimonio delle idee, democratiche e cristiane, che mi furono e mi sono care, la divergenza dicevo, tra queste diverse idee, nonché attenuarsi si è accresciuta fino a divenire pressoché irriducibile.

In questa condizione la permanenza nel partito mi appare inconciliabile con la mia intima coerenza cosi come con la lealtà stessa verso il Regime; d’altra parte lo stato di disagio di cui essa è causa non mi giova certamente per una serena valutazione degli avvenimenti.

Non vedo perciò altra possibile soluzione che quella di tornare nella condizione di semplice cittadino per compiere i miei doveri di italiano e di suddito di S. M. il Re senza ulteriori legami che non possa abbracciare con piena e cosciente adesione.

Rassegno pertanto le mie dimissioni da membro del P. N. F. Gradisca Signor Segretario l’espressione della mia più distinta stima.

Francesco Innamorati

P.S.
La mia lettera non vuole essere ne un gesto di ridicola provocazione, ne una dimostrazione di pazzesca ingenuità. Tanto meno, poi, vuol essere un bel gesto. Ho ritenuto semplicemente mio dovere di lealtà e di fedeltà avvertire le superiori gerarchie della mia decisione di uscire dal partito.

Bibliografia essenziale

“Corriere D’informazione”, Milano; venerdì,1 Giugno 1945 “Dai campi della morte, a colloquio con padre Giannantonio” (racconto della prigionia vissuta nei campi di concentramento da Padre Giannantonio, frate cappuccino; tra le persone che egli dice di aver visto cadere a Dachau e’e anche ‘Ting. Innamorati di Milano”.

“L’Italia Libera”, Roma, giovedì, 14 giugno 1945-art. “Per un caduto in Germania” (notizia
della morte di Francesco Innamorati accompagnata dal ricordo della sua figura, della sua passione politica, della sua attività clandestina per il “Partito d’Azione” e della sua cattura).

“Risorgimento Liberale”, Roma, venerdì , 6 Luglio 1945.

“L’Italia Libera”, Milano, venerdì, 6 Luglio 1945-art.L# morte a Dachau di Francesco Innamorati (conferma della morte di Francesco Innamorati e breve rievocazione dei principali momenti della sua vita).

“Corriere D’informazione”, Milano, mercoledì, 18 luglio 1945 (necrologio da parte dei compagni del “Partito d’Azione”).

“Corriere D’informazione”, Milano, giovedì, 19 luglio 1945 (necrologio da parte della ditta SAFAR).

“L’Italia Libera”, Roma, giovedì, 19 luglio 1945 (necrologio da parte dei famigliari e dei
parenti).

“Il Tempo”, Roma, giovedì, 19 luglio 1945 (necrologio da parte dei famigliari e dei parenti).

“Corriere D’informazione”, Milano, venerdì, 20 luglio 1945 (necrologio da parte della S. E. C. I.)

“L’Abruzzo Libero”, Pescara, 5-12 agosto 1945-art. Un martire abruzzese di giustizia e libertà / Francesco Innamorati. [F. R. De Martinis ricorda la figura e l’opera di Francesco Innamorati con una breve ma densa e particolareggiata biografia, nella quale sono rievocate le principali tappe della vita dell’ingegnere: la nascita, la laurea, il
lavoro, l’uscita dal Partito Fascista, l’arrivo a Milano, l’attività clandestina per il “Partito d’Azione”, la cattura e la morte].

“Abruzzo Liberale”, L’Aquila, 23 agosto 1945-art. L’eroica e tragica fine dell’ing. Francesco Innamorati. [Ancor una non lunga ma significativa biografia di Francesco Innamorati, abbastanza simile a quella del De Martinis, con l’aggiunta, nel finale, della notizia della commemorazione solenne dell’ingegnere prima a Chieti (da parte di S. E. Spataro) e poi a Città Sant’Angelo].

“Il Tempo”, Roma, sabato, 1 settembre 1945.

“L’Italia Libera”, Roma, martedì, 5 Febbraio 1946.

“L’Osservatore Romano”, Roma, 4-5 Marzo 1946,3 ritagli sparsi (in uno si menziona esplicitamente Francesco Innamorati).

Fonte:
Giovanni Allegro – Gente d’Abruzzo – Dizionario biografico – Andromeda Editore – 2006