GENTILE COLANTONI DA LEONESSA
(1406 – 1453)
Condottiero

Tra gli uomini illustri di Città Sant’Angelo troviamo Gentile Colantoni detto da Leonessa, famoso capitano del secolo XV, generale supremo dell’esercito veneziano contro lo Sforza. Gentile Colantoni nasce nel 1406 a Città Sant’Angelo nel rione Casale nel palazzo Colantoni. A causa di alcuni pesanti contrasti con la gente del posto, fu costretto a trasferirsi con la famiglia in provincia di Rieti a Leonessa, questa divenne la sua nuova patria rinnegando la propria.

Nel 1437 con il cognato Gattamelata passò al soldo della Repubblica Veneta, che in occasione dell’apertura delle ostilità con gli Sforza di Milano, portò la Serenissima ad ingaggiare diverse compagnie di ventura ponendole sotto il comando di Giovan Francesco Gonzaga. Nell’ottobre del 1438 Gattamelata venne nominato Capitano Generale delle armate venete al posto del Duca di Mantova con conseguente associazione di Gentile nel comando della compagnia, che negli anni a seguire lo vedono valorosamente protagonista nella guerra con Milano. In seguito dell’aggravamento delle condizioni di salute del Gattametata, Gentile insieme al nipote Giovannantonio ottiene il comando interinale della compagnia. Il 16 gennaio 1443 muore il Gattamelata e Gentile rimase al servizio della Serenissima sotto la guida di diversi generali, fatto prigioniero dallo Sforza nel 1448 durante l’assedio di Caravaggio, fu successivamente rilasciato per l’amicizia che lo legava con lo stesso Sforza. Il 23 febbraio 1451 il Consiglio dei Dieci della Serenissima nominò Gentile Capitano Generale dell’esercito veneziano preferendolo al Colleoni e al Piccinino e nell’aprile successivo in una cerimonia a Brescia gli venne consegnato il bastone del comando. Purtroppo la sua carriera da generale venne interrotta dopo pochi anni, infatti durante l’assedio di Manerbio nel marzo 1453 fu ferito mortalmente da un verrettone, morirà nella sua casa a Brescia il 1 Aprile alle 2 di notte, dopo i funerali fu sepolto temporaneamente nella chiesa di Sant’Alessandro a Brescia i cui lavori di restauro, pochi mesi prima, aveva lui stesso sovvenzionati, successivamente verrà tumulato nella chiesa della SS. Annunziata, nella cappella eretta dai suoi eredi.

Approfondimenti di Pascasio Martino Natali (1886)

“Ecco il racconto di Gentile secondo la tradizione paesana. Nacque nell’anno 1406 in Città Sant’Angelo, nel rione detto Casale e Castello, che a quei dì, con poche case adiacenti, era tutto il paese. Il casato di cui fu civile, benché poscia da sé medesimo ei sapesse crearsi un grande stato e una nobiltà di gran lunga più rispettabile. Nella sua prima giovinezza, nimicizie ed ire cittadine infestavano il piccolo Casale; e Gentile, cacciatovisi dentro, co’ giovani dell’età sua diessi pur lui a capestrerie d’ogni sorta. Ma non andò guari che, increscendogli tale vita, ei se ne ritrasse e abbandonò compagni e faziosi in grazia di un vivere onesto e solitario. Il ravvedimento di Gentile Seppe però aspro ed amaro a coloro che già furongli amici: vi videro un rimprovero al loro mal fare, una rottura di tresche e di bagordi, e quindi, divenuti in nimistà di Gentile, e lui e la famiglia di lui perseguitarono tanto, che quella buona gente dei Colantoni ne patì ingiurie e danno di molto. Fatto segno a tanto odio prepossente, esso, il diserto giovane, a cessarlo, spatriava. E prima (dice qualche memoria) co’ suoi sen va a Lionessa, che, in avversione alla terra natale, elegge a sua patria novella. Ma anche là ire bollenti e ricalcitranti il perseguitano, ed e’, disperato e non compreso ne’ suoi altissimi propositi, alla fine, a cessar mali maggiori, si parte volontario per campo Braccesco.
Qualche altra memoria, passandosi di Leonessa, racconta che, scacciato dalla patria, Gentile s’arrolasse alle schiere del Piccinino, aprendosi dipoi quella vita gloriosa che tutti sanno.

In un’opera storica dal titolo ben noto di Ritratti ed elogi di Capitani illustri, dedicata a S. A. Serenissima Francesco d’Este, Duca di Modena e che messe a stampa il tipografo Pompilio Lotti di Roma nel 1635 a pagina 91 si legge:

« Gentile (non siam certi se questo fosse stato il nome o il cognome suo), il quale salì a gloriosa altezza nell’eccellenza militare con laude maravigliosa, nacque in Sant’Angelo, piccolo Castello di Abruzzo: da dove per aver patito la gente di sua casa ingiurie dalla parte avversa, né potendosi allora di essa vendicare, determinò partirsi ed in Lionessa stabilì la sua famiglia; ed in odio poi del suolo che gli diè la cuna, ed ingiustissimo fu per questo riflesso, volle chiamarsi Gentile da Lionessa, e non più Gentile da Sant’Angelo. »”

Giacomo Piccinino

Giacomo Piccinino, quel desso che prima commilitone, poi Capitano sotto il supremo comando di Gentile e che, morto costui di ferite a Manerbio, avealo sustituito nel governo delle venete armi, seguendo egli nel 1460 le parti Angioine, penetrò nel regno con buon nerbo di milizie. Procedendo sempre innanzi nel militare cammino, volse a questi luoghi, e con artiglierie ed altri strumenti da guerra cinse di forte assedio Città Sant’Angelo, che teneva per Ferdinando d’Aragona ed era guardata da Giacomo Paduli. Nel fatto d’arme, disanimato il Paduli di poter più a lungo difendere la città da’ colpi delle artiglierie e anche dalla fame che stringeva questa duramente, esortò i cittadini alla resa; ma ciò non valse a placare l’ira del Piccinino, il quale, avuta in mano la città, la volle affliggere crudamente; e intese così punire non i partigiani del d’Aragona, ma vendicare, ed egli stesso lo dichiarò, quei tristi cittadini, che un vent’anni addietro avevano malmenato tanto il loro Gentile.”

Fonti:
• V. Bindi “Monumenti storici ed artistici degli Abruzzi – ecc”, R. Tip. Comm. Gian. Napoli, 1889
• Carla Bellacosa
• “Di Gentile Colantoni detto da Leonessa: memorie storico-critiche” di Pascasio Martino Natali per cura del Municipio di Città Sant’Angelo. – Atri – Tip. Carabba – 1886 (PDF)