VINCENZO RANALLI
( 1870 – 1931 )
Notaio, poeta vernacolare, autore brioso di stupendi poemetti di vita angolana

Vincenzo Ranalli nacque a Città Sant’Angelo il 18 Novembre 1870 nell’antico Palazzo Ranalli, da Antonio, notaio e Teresa Crognale, in Largo Cavour a fianco dell’ingresso secondario della Cattedrale di S. Michele. Iniziò i primi studi a Città Sant’Angelo e proseguì con le scuole superiori presso il collegio Ovidio di Sulmona. Completò infine il suo “cursus studiorum” presso l’Università di Napoli dove si laureò in Giurisprudenza nel 1892. Qui si appassiona alla poesia dialettale grazie agli influssi che inevitabilmente riceve da una città come Napoli che in quel periodo rappresentava un importante centro culturale e di aggregazione intellettuale. Esempi eclatanti sono la presenza nei più importanti teatri, caffè e luoghi di incontro esclusivi di alti esponenti della cultura di fine ottocento quali D’Annunzio, Tosti, Serao, De Nardis, Scarfoglio, Di Giacomo.

Attento alle problematiche estetiche, curava con passione i rapporti interpersonali con una giovialità e gentilezza. Aveva un grande senso dell’umorismo e sapeva suscitare con ironia l’interesse delle persone verso gli aspetti comici dell’esistenza e nella descrizione dei fatti che caratterizzavano la vita del paese. Coltivava con passione la letteratura e la poesia e si divertì (e non solo lui!) a tradurre in vernacolo angolano l’ VIII satira di Orazio.

Eccelleva anche nell’arte grafica, come dimostrano i due disegni qui presenti; la sua produzione poetica iniziò dapprima con uno stile scanzonato ed arguto, mentre nella maturità mise maggiormente in risalto,  negli eventi celebrativi il senso dell’amicizia, del dovere e della descrizione dei fatti che dominavano la vita locale.

Fu conosciuto ed apprezzato anche da altri poeti al di fuori di Città Sant’Angelo, come Innamorati, Brigiotti, Romani, De Titta, Luciani e Carlo Alberto Salustri, più noto come Trilussa col quale ebbe un divertente carteggio ed al quale dedicò una spassosa poesia. Fu citato anche da P. P. Pasolini in una rassegna di poeti vernacolare italiani.

Compose oltre ottocento poesie e morì a Città Sant’Angelo il 10 marzo 1931 lasciando nel dolore la moglie, i due adorati figli, i parenti e tutti i numerosi amici che avvertirono molto la mancanza di questo importante riferimento.

I tagliaticci

– Chi tti migne massære, Ggiacumì? –
– I tagliaticci col salato sfritto –
– E ccoma c’hì pinzète? oh chi scì…! –
– I tagliaticci col salato sfritto –
– Coma sarebb’a ddire? – Toh! nnì sì?!
ma allora non capisci, statti fitto:
tu te li fai far grossi… così…
te li cuoci, scolati, ad un marmitto,
ci abbocchi a sopra tutti li pezzetti,
gli fai far pla-pplà, pla-pplà, pla-pplà,
e lo accongi, capisci?! ; te ne metti
un piatto cupo e mmangi e come va…
ingrassa; sai, quel piatto, quello buono… –
– Ed il formaggio nn’ge lo metti?
– Nono –.

[Vincenzo Ranalli]

Fonte: Marcello Castagna