Il miracolo della Madonna del Santissimo Rosario avvenuto nel 1807 a Città Sant’Angelo durante l’assalto da parte di 700 briganti.

In quegli anni i briganti seminavano terrore e caos, minacciavano la vita dei cittadini, creando così un clima di grande paura e ansia.

Mentre molti cittadini di Città Sant’Angelo erano assenti a causa della fiera annuale di Penne, che si teneva il quarto giorno di ottobre del 1807, un gruppo di settecento briganti guidati da Angelo dell’Orso e Masciarello, dalle montagne di Farindola si avvicinò minacciosamente alla città. Sfruttando l’assenza dei cacciatori più esperti, i briganti si diressero verso Città Sant’Angelo.

All’annuncio dell’attacco, il paese si chiuse rapidamente, e i cittadini si armarono sotto il comando del capitano Stefano La Roche, un ex ufficiale irlandese al servizio del Regno di Napoli, sposato con la signora Giustina Procaccini. Non passò molto tempo dall’annuncio all’arrivo dei briganti, che si schierarono nel Piano dei Zoccolanti (l’attuale giardino comunale), di fronte al Convento dei Frati Riformati di san Francesco, allora disabitato a causa della soppressione degli ordini monastici.

Porta Sant’Angelo. Disegno tratto da “Città Sant’Angelo, ipotesi di un racconto per immagini” di Massimo D’Arpizio e Graziano Gabriele – 1991

In quei tempi vi era ancora (a pochi metri dalla collegiata) la porta principale del paese, chiamata Porta Sant’Angelo, era di fronte agli assalitori e disponeva sopra l’arco di un locale con feritoie. I briganti cominciarono a bersagliare la Porta con un intenso fuoco. I cittadini risposero con grande determinazione, difendendosi con successo grazie alle barricate, alla posizione strategica e alle feritoie presenti. Anche un vecchio muricciolo che era un rimasuglio del palazzo vescovile distrutto nel 1341 fu utilizzato come punto di difesa. Questo feroce scontro durò per quattro lunghe ore.

Angelo dell’Orso, il capo dei briganti, si rese conto che non avevano ottenuto alcun vantaggio dall’attacco a causa della coraggiosa resistenza dei cittadini. Decise quindi di cercare un punto di ingresso meno protetto nel paese, ma la città era completamente murata e ben difesa, rendendo difficile l’accesso. Perlustrando la strada suburbana insieme a un sottoposto, si accorse all’altezza della chiesa di San Bernardo, che su, in una feritoia nel “muricciuolo” (esistente in quei giorni nei pressi di Porta Sant’Egidio) vi era un cittadino di guardia col suo archibugio (il falegname Davide Nicolai); accortosene si ritrasse rapidamente dietro l’angolo per non essere visto. Dell’Orso sparò un colpo dal basso verso quella feritoia. Si mirarono entrambi, ognuno studiava l’avversario, finché il falegname di guardia fu il più rapido: il brigante, sporgendo la testa nel tentativo di mirare la feritoia, fu colpito da un proiettile nell’occhio. Dell’Orso stramazzando cade morto nel podere sottostante la strada.

Le grida gioiose della folla si diffusero rapidamente quando venne annunciata la morte di dell’Orso; i briganti rimasero attoniti e sconcertati, mentre i cittadini approfittando del momento favorevole riuscirono a contrattaccare con successo, ferendo molti briganti e mettendo gli altri in fuga. L’altro capo brigante Masciarello, incapace di riorganizzare i suoi uomini e oppresso per la sconfitta, si disperse fuggendo ritirandosi nei suoi nascondigli di montagna. In seguito si seppe che era stato ucciso lassù.

Dopo l’aggressione criminale, furono raccolte le informazioni sugli eventi.

In quelle quattro ore di combattimento i briganti dalla loro postazione, vedevano sulla Porta Sant’Angelo una Donna sopra a una botte che respingeva le loro palle, ed essi ancor di più a pigliarla di mira anche verbalmente con epiteti osceni. Gli assaliti, non vedendo nulla, non riuscivano a capirne il motivo di quelle bestemmie.

Un altro fatto accadde a una povera popolana che abitava vicino alla stessa Porta. Tramortita dallo spavento stringeva suo figlio tra le braccia. Il bambino indicò con la piccola mano una Donna sulla Porta. Ma la madre, non vedendo nulla, non prestò attenzione alle innocenti indicazioni del bambino.

Dopo gli eventi, le persone cominciarono a riprendersi e a ritrovare la pace.
Tuttavia, otto giorni dopo, la Confraternita doveva celebrare la festa del Santissimo Rosario, che non si era svolta come previsto a causa dell’attacco dei briganti. Durante la processione in cui veniva portata in giro per la città la statua della Madonna (esposta nella chiesa di San Francesco), il bambino che aveva osservato la figura sopra la Porta otto giorni prima, guardando la statua della Vergine del Rosario, si rivolse felice a sua madre e disse: “Mamma, oh mamma, questa è quella donna che stava sulla porta.”

La notizia della visione del bambino si diffuse rapidamente, e la testimonianza del piccolo coincise con quanto avevano visto i briganti sopra Porta San Michele. Questo miracolo, attribuito alla protezione della Regina del Rosario, sembrò essere un segno divino di gioia per l’intera comunità. Senza di esso, quei pochi cittadini che hanno combattuto coraggiosamente contro i numerosi aggressori non avrebbero potuto resistere con successo.

Grazie a questa straordinaria manifestazione, la Confraternita del SS. Rosario guadagnò in prestigio e attirò una maggiore partecipazione di persone religiose. La Madonna del Rosario nell’Oratorio della Chiesa fu invocata e adorata con ancora più fervore e devozione.

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Basato sul racconto tratto da “L’Arciconfraternita del SS.Rosario di Città Sant’Angelo. Memorie Storiche” del 1890 di Niccola Castagna.

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