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La Medaglia d’argento al Merito Civile

Città Sant’Angelo denominato “il paese della gente buona” nel codice degli agenti segreti alleati durante la seconda guerra mondiale.

L’antico edificio dell’ex convento delle Clarisse, nel periodo 1941/1944, fu utilizzato dal fascismo come campo d’internamento per oppositori politici e per perseguitati a causa della propria nazionalità o fede religiosa. Ma la popolazione angolana si distinse esponendosi alle ritorsioni delle truppe nazifasciste accogliendo sfollati, ex internati e fuggiaschi, nelle proprie case e dando loro aiuto. Per questo, e per le vittime del bombardamento del 22 maggio 1944, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2012 conferì alla cittadinanza la Medaglia d’argento al Merito Civile. 

1940. Il campo di concentramento

Il dieci giugno 1940 il Governo Italiano istituì in diverse regioni 43 campi di concentramento per confinati o internati, di cui quindici in Abruzzo. Per la provincia di Pescara fu scelto il Comune di Città Sant’Angelo come risulta dalla lettera del Ministero dell’Interno: N.442/11469 del 06-06-1940.

Il campo accolse dal febbraio 1941 centocinquanta persone; vi erano rinchiusi comunisti e socialisti, liguri e triestini, un anarchico toscano, numerosi ebrei originari di Fiume, molti nazionalisti croati, sloveni e monarchici serbi della Dalmazia.

Gli internati avevano una forte coscienza politica e quasi tutti avevano militato nei raggruppamenti politici ma, da parte della cittadinanza, non si verificarono mai manifestazioni d’ostilità nei confronti degli internati, neppure quando le sorti della guerra sembravano volgere a favore della Germania e dell’Italia. Si creò una perfetta osmosi tra l’ambiente paesano e gli internati all’insegna del rispetto reciproco. Gli internati nelle ore di libera circolazione in paese, frequentavano regolarmente sopratutto le famiglie colte di Città Sant’Angelo (anche con fidanzamenti che si conclusero in due casi con regolare matrimonio: Boris Baslakova – Doralice Core; Paolo Pirih – Teresa Mazzocchetti), al punto che il 19 novembre 1942 una nota del Prefetto di Pescara, Alberto Varano, segnalava il pericolo rappresentato da 26 comunisti che “…malgrado l’attiva vigilanza degli agenti di P.S., riescono a mantenere rapporti con gli abitanti di quel comune, molto ospitali per loro natura, avendo così facile occasione di propagandare le proprie idee sovvertitrici…”. 

Numerose le testimonianze dirette di tanta natura ospitale e generosa, prima fra tutte quella di Goffredo Jukich, uno degli internati di origine dalmata: “Anche se eravamo arrivati con la qualifica di nemici della patria, i cittadini non ci trattavano come tali, molti dei confinati avevano stabilito con le persone del luogo rapporti di pura e sincera amicizia, al di fuori delle idee politiche. Ogni internato aveva il suo raggio di amicizie create con persone dagli stessi interessi; conoscevamo meglio noi il paese e la sua gente che i paesani stessi, perché loro erano indaffarati con i problemi della vita, mentre noi, essendo inattivi, non facevamo altro che studiare il paese, il carattere della gente per meglio scambiare opinioni, propagandare idee”.Jukich ricorda come l’amicizia con la gente del paese permetteva loro di avere contatti all’esterno, eludendo i controlli; fu infatti, grazie all’amicizia con Mario Castagna che lui stesso poté spedire lettere e pacchi senza censura, ricevere libri e giornali proibiti, fare persino telefonate a Lubiana. 

Jukich definisce l’ambiente umano e culturale di Città Sant’Angelo in quel periodo “privo di alcuna coscienza politica, ma ricco di un grande senso di solidarietà”. 

La notevole attività di collegamento tra la resistenza locale e gli agenti segreti anglo-americani che operavano nei Comuni della provincia di Pescara, da parte di Goffredo Jukich, portarono alla sua condanna a morte da parte del tribunale militare tedesco dell’Aquila. Jukich riuscì a salvarsi con la fuga, insieme a Mario Fortunato Antico di Città Sant’Angelo, durante la marcia di trasferimento nell’Italia settentrionale.

Scrive John Sommer, ebreo rifugiato a Città Sant’Angelo in quegli anni: “Città Sant’Angelo accolse sfollati, stranieri, ex internati (tedeschi, inglesi, jugoslavi,polacchi ed altri) senza denunziarli, incarcerarli.

Questo è ammirevole. Gli altri paesi europei e le altre regioni italiane non avevano uguale grado di civiltà e di tolleranza negli anni di guerra”…

Medaglia d’argento al Merito Civile al Gonfalone del Comune di Città Sant’Angelo.

Data del conferimento: 05/06/2012

Motivazione:
Cittadina abruzzese fu sede, durante la seconda guerra mondiale, di un campo di concentramento per confinati.
La popolazione, animata da profonda fede negli ideali di libertà, offrì un’ammirevole prova di generoso spirito di solidarietà, prodigandosi nell’accogliere nelle proprie abitazioni sfollati, ex internati e quanti avevano bisogno di aiuto, esponendosi alle ritorsioni delle truppe nazifasciste.
Oggetto di un violento bombardamento, sopportava la perdita di numerose vite umane e diversi feriti. Chiaro esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche. 1941 / 1944 – Città Sant’Angelo (PE)

Fonte: Medaglia d’argento al Merito Civile, Quaderni dell’Amministrazione Comunale di Città Sant’Angelo, 2012