DANIELE GIAMPIETRO
(1850 – 1906)
Storiografo ed insigne ricercatore

Daniele Giampietro fu esperto di paleografia e diplomatica, trascrisse antichi codici aragonesi e degli Sforza, fu studioso di storia locale. Apprezzato da Benedetto Croce.

Daniele Giampietro nato il 4 agosto del 1850, fu un dotto cultore di storia.

Frequentò il ginnasio e il liceo in Chieti e vi conseguì l’una e l’altra licenza. Iscrittosi all’Università di Napoli non compì i corsi universitari preferendo darsi al libero studio in modo particolare a quello della storia.

A Napoli fu l’amico dei maestri e il maestro tra gli amici, da tutti ben voluto per le sue doti di mente e di cuore.

Chiusosi in casa indefessamente intento ai suoi prediletti libri, ne usciva per viaggiare allo scopo di approfondire gli studi che gli dovevano servire per le pubblicazioni che andava preparando con accurate indagini e severa critica.

Peregrinò per le biblioteche e per gli archivi di Napoli, di Milano, di Parigi, di Roma e della Svizzera, riportandone più vasta erudizione attinta dallo studio di rari e importanti documenti. Socio della Società Napoletana di Storia patria era tenuto in gran conto dal Presidente di essa, l’illustre Prof. Giuseppe di Blasio, il quale avendo avuto per mezzo del Prof. Luigi Coppa – Zuccari, anche questi autori di pregiati lavori storici, i manoscritti lasciati agli eredi del benemerito nostro concittadino Giampietro, li ordinava, affidandoli, per la conservazione, alla suddetta Società di Storia patria. Così lo ebbero caro il Cantù e il Capasso.

Molti sono e pregevoli i lavori storici pubblicati dall’illustre Uomo, tra i quali la «Descrizione dei principali Monumenti artistici» e «Cenni storici della Provincia di Teramo». Con una pubblicazione assai lodata: «Giacomo Piccinino» illustrò un periodo importante e poco noto della storia del Medioevo; pubblicò inoltre molti altri suoi studi importantissimi in riviste storiche napoletane e milanesi; vinse la medaglia al «Premio Galileo» della Università di Napoli.

Modesto e laborioso non ambì cariche, ma gli onori spesso vennero a cercarlo; ed Egli ne rifiutò alcuni sdegnoso, ne accettò altri nella speranza di recare giovamento alla sua terra natia. Ebbe l’incarico di R. Ispettore dei monumenti e scavi che lo fece iscrivere nell’annuario del Ministero della P. Istruzione. Nel Consiglio del Comune dal 20 ottobre 1889 sino al settembre del 1900 e nelle altre pubbliche amministrazioni prestò opera utilissima ed efficace, portandovi il largo, contributo del suo sapere e della sua operosità improntata a giustizia e solidarietà umana.

Colto da un male che per vari anni gli rese la vita tormentata con sofferenze inaudite, si spegneva nella non tarda età di 55 anni e 8 mesi, sinceramente compianto con generale cordoglio dai suoi concittadini e da quanti conobbero e apprezzarono l’incorruttibilità della coscienza, la fermezza e serietà di carattere dell’illustre scomparso.

Fonte: “Storia di Città Sant’Angelo” di Pasquale Pace – Stab Tip. Arte Stampa – Pescara – 1943