Annesso all’antico convento delle Clarisse troviamo anche:

  • La chiesa di Santa Chiara del XVIII secolo,  in stile barocco e con un’originale pianta triangolare, unico esempio in Abruzzo e tra le poche in Italia.
  • Il parlatorio-cappella del convento delle Clarisse, con la ruota degli esposti.
  • Il Museolaboratorio d’arte contemporanea.
  • Il “Luogo della Memoria“, durante il fascismo fu campo d’internamento.
  • Il Giardino delle Clarisse, spazio adibito per spettacoli teatrali e musicali all’aperto.

Nel ‘900 nell’edificio vi è stato anche:

  • Una manifattura tabacchi
  • Un lanificio
  • Una scuola elementare
  • Un asilo per bambini, gestito dalle suore del Divino Amore fino al 2018

Tra i vari ordini monastici presenti nel territorio, quello delle Clarisse ha la più lunga persistenza. Si ha notizia della loro presenza dal 1300 alla fine dell’ottocento. Gli storici locali sostengono che il primo convento era situato fuori le mura nella zona attualmente occupata dall’ospedale (e dalla chiesa di Sant’Antonio di Padova) e che le suore furono costrette a chiedere un sito dentro le mura, su cui riedificare un nuovo monastero, per evitare le continue distruzioni dovute alla sua posizione di estrema vulnerabilità. Tale autorizzazione fu concessa da Innocenzo IV (nel 1367 secondo Falconio, nel 1356 a detta del Castagna, nel 1357 per il Pace, al fine di erigere un nuovo e più sicuro monastero che venne collocato ai margini meridionali della zona centrale dell’abitato, delineando così i nuovi confini dell’espansione urbana.

La zona conventale, abbastanza estesa, è frutto di più sovrapposizioni nel corpo centrale e di assemblamenti nella zona esposta a sud-ovest. Il monastero risulta costruito da due corpi di fabbrica, edificati grosso modo in tre epoche successive. Il corpo centrale, realizzato agli inizi del 1800 venne addossato alla precedente costruzione trecentesca (4); ancora visibili nell’interno del piano terra sono le strutture di un chiostrino del ‘400. L’altra zona conventuale, quella esposta a sud-ovest, venne ampliata e consolidata nel 1740: formata da ampi locali e da un altro chiostro, lascia immaginare che fosse adibita a spazi per attività collettive legate all’economia conventuale.

1. D. FALCONIO, I Minori riformati negli Abruzzi, Roma, 1914.
2. P. CASTAGNA, Città Sant’Angelo, in “Regno delle Due Sicilie descritto e illustrato”, Napoli, 1853.
3. C. PACE, Storia di Città Sant’Angelo, Pescara, 1943 – XXI
4. Ed è in questa zona che noi pensiamo debba trovarsi il sito della prima chiesa di Santa Chiara, forse nel locale adibito a teatrino, come conferma una scritta musiva che ricorda come tale luogo fosse terra consacrata.

Il precedente monastero delle Clarisse fuori le mura.

Sul colle di Santa Chiara, fuori dalla terra ed escluso dalla protezione della cerchia muraria della Civitas, era sorto verso la fine del XIII secolo un ricovero di Clarisse. E già nel 1314 la piccola comunità di religiose si segnalava per la sua consolidata presenza, tanto da lasciar supporre -essendo il sito per nulla garantito da altre difese- che il monastero potesse comunque contare su affidabili protezioni murarie, tali almeno da scoraggiare le ordinarie minacce di aggressioni che a quei tempi non erano né lievi né rare.

La sicurezza del pio luogo si rivelò sufficientemente efficace fino a tutta la prima metà del secolo XIV. poi la città -come annotano gli storici locali- dovette sopportare ripetuti assalti da parte delle compagnie che percorrevano il litorale adriatico al comando di di spietati capitani di ventura.

Contro questi pericoli nulla poterono le pur solide mura del convento, e durante gli assedi si può supporre che a far le spese del livore e della rabbia degli assalitori, respinti dai cittadini angelesi, era spesso l’esposta ed inerme comunità delle Clarisse.

Tra tutte le ingiurie subite, il guasto che alcuni fanno risalire al 1352 ed attribuiscono alle orde del terribile Fra’ Montreal D’alborno di Provenza dovette risultare tanto grave ed ingiurioso per le monache di Santa Chiara da consigliare alle sfortunate religiose il prudente proposito di edificare un nuovo monastero, questa volta ubicato all’interno della città. L’autorizzazione fu concessa con bolla pontificia di Innocenzo IV nell’anno 1357 e giustificata con i danni arrecati dalle “Passate guerre” al locum delle Clarisse.

“Nel 1352 venne dalla Provenza Fra Monreale alla testa di una grossa schiera di avventurieri muovendo dalla Puglia con 2000 barbute e più di 1200 fanti. Contro costui la nostra città sostenne vigorosamente gli assalti e dovette patire gravi danni. Rimase allora quasi distrutto il sobborgo sul così detto colle di S. Chiara, sul quale esisteva già sin dal 1314 pure un semplice ricovero di Clarisse”.

PASQUALE PACE
(“STORIA DI CITTA’ SANT’ANGELO”: Stab. Tip. Arte Stampa, Pescara, 1943-XXI)
Fonte: “Città Sant’Angelo, ipotesi di un racconto per immagini” di Massimo D’Arpizio e Graziano Gabriele – 1991