MICHELANGELO CASTAGNA
(1783 – 1865)
Insigne medico, valoroso patriota dei Moti Carbonari del 1814, Deputato ai Parlamenti Napoletani del 1820/21 e 1848

Michelangelo Castagna, “gran maestro” della Carboneria, protagonista dei famosi moti angolani del 1814, nacque a Città Sant’Angelo nel palazzo Castagna il 21 febbraio 1783 da Francesco Saverio e Reportata De Vincentiis.

Compì i primi studi nella sua città per continuarli poi nei seminari di Atri e Chieti. Si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli dove seguì i corsi dell’insigne accademico Nicola D’Andria ma si laureò, il 23 luglio 1806, presso l’Università di Salerno per aver intuito che la Scuola Salernitana era la culla della medicina moderna. Iniziò subito l’attività medica a Napoli, spinto da un’indole generosa e dalla naturale predisposizione ad aiutare i malati più poveri e bisognosi. La sua permanenza nella capitale del Regno gli permise di avvicinarsi alle nuove idee repubblicane delle quali condivideva i valori di libertà, giustizia ed indipendenza.

Questa parte della sua vita si svolse su binari paralleli: da una parte continuò ad esercitare con passione la professione medica, dall’altra coltivò l’attività politica con convinzione e spirito patriottico.

Il nome e la fama di Michelangelo Castagna sono legati indissolubilmente ai moti insurrezionali del 1814 in Abruzzo contro la monarchia di Gioacchino Murat, re di Napoli, dei quali il medico angolano fu protagonista insieme ai “cugini buoni” Filippo La Noce di Penna Sant’Andrea, medico a Città Sant’Angelo, e don Domenico D’Andreametteo, detto Marulli, canonico della cittadina angolana; tutti e tre appartenenti alla “vendita carbonara” di Città Sant’Angelo.

Il “Gran Maestro” Michelangelo Castagna con i due “cugini buoni”

I moti ebbero un antefatto il 25 marzo 1814 a Pescara. Per quel giorno, ricorrendola festa della santissima Annunziata, erano previsti nella città adriatica grandi festeggiamenti in onore di Annunziata Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone e consorte di Murat. Nelle intenzioni dei “Carbonari”, la festa doveva essere la migliore delle occasioni per introdurre a Pescara armi e munizioni nascoste nei carri dei mercanti che avrebbero animato i banchi della fiera. Nei piani dei rivoltosi era anche previsto che, per dare man forte ai “Carbonari” pescaresi, sarebbero potuti entrare tutti gli altri patrioti provenienti dalle “vendite” dei paesi vicini tra cui Città Sant’Angelo, Penne, Loreto Aprutino, Spoltore, Moscufo, Pianella e Cappelle. Fidando nella distrazione dei soldati murattiani e nella gran confusione della festa, i cospiratori prevedevano una sollevazione popolare che sarebbe dovuta scattare dopo un colpo di pistola sparato in aria come segnale di inizio rivolta. Le cose però andarono diversamente: la sera precedente l’insurrezione, un “carbonaro” pescarese svelò i piani segreti dei rivoltosi al capitano Filieu, che comandava la guarnigione murattiana dislocata nella piazzaforte di Pescara. Il capitano francese ricevuta la soffiata dal traditore, fece chiudere ogni via di accesso alla città e recuperò le armi e le munizioni nascoste nei carri. Quel colpo di pistola, che doveva dare inizio alla rivolta, non partì mai e i Carbonari, per avere salva la vita, dovettero fuggire precipitosamente e, con varie peripezie, raggiungere i paesi di appartenenza. Fallita la rivolta di Pescara, il “Gran Maestro” Castagna e gli altri “cugini buoni”, La Noce e Marulli, di ritorno a Città Sant’Angelo, si riunirono quella notte stessa, decidendo di far ripartire la sommossa proprio da Città Sant’Angelo il 27 marzo 1814, scrivendo in questo modo una pagina gloriosa di storia abruzzese che per molti rappresenta l’inizio ufficiale del “Risorgimento” che nel 1861 porterà all’unità d’Italia.

Quel giorno si celebrava la domenica di Passione e per tale ricorrenza, a quell’epoca, all’alba suonavano le campane e proprio il loro suono sarebbe stato il segnale per tutti i “Carbonari” che sarebbero dovuti scendere armati per le strade del paese. E così fu. Tutti gli insorti si ritrovarono in strada, disarmarono e imprigionarono i soldati murattiani di presidio e poco dopo tutta la popolazione si unì ai rivoltosi al grido di “Viva la libertà, Viva la Carboneria”. Castagna, Marulli e La Noce, liberata Città Sant’Angelo, entrarono a far parte del Governo provvisorio della città che adottò diverse misure importanti come la riduzione del prezzo del sale e il controllo militare delle vie di entrata al paese.

All’indomani di questi fatti, per rinforzare le file degli eroici Carbonari angolani, arrivò da Penna S. Andrea il capitano Bernardo De Michaelis, compagno di studi presso il Seminario di Penne di don Domenico Marulli e di Filippo La Noce, alla testa di 200 Carbonari. La reazione di Gioacchino Murat non si fece attendere ed il giorno di Pasqua, 10 aprile 1814, fece marciare verso Città Sant’Angelo un esercito di 5.000 uomini, provenienti dalle guarnigioni delle città vicine, con tanto di cavalleria e numerosi cannoni. Michelangelo Castagna, di fronte a tale spiegamento di forze nemiche, intuì che la lotta sarebbe stata impari e che avrebbe procurato il sacrificio di parecchie vite umane. Da qui la decisione, saggia, dei rivoluzionari di abbandonare la città senza opporsi all’esercito comandato dal generale Florestano Pepe. Il re Gioacchino Murat non soddisfatto dell’atteggiamento morbido del generale Pepe, affidò al generale Carlo Montigny il compito di presidiare Città Sant’Angelo e i paesi vicini col chiaro intento di scovare e punire i responsabili della rivolta. Il 15 maggio Castagna, Marulli e La Noce furono arrestati. Durante il trasferimento dei prigionieri da Città Sant’Angelo a Chieti dove li attendeva il processo che li avrebbe condannati alla fucilazione, Michelangelo Castagna riuscì rocambolescamente a sfuggire ai soldati buttandosi in un burrone. I suoi sfortunati compagni, invece, furono fucilati in piazza a Penne il 17 luglio e dopo essere stati decapitati, le loro teste furono appese alla porta d’ingresso di Città Sant’Angelo e lasciate lì fino alla totale consumazione. Uno spettacolo macabro, di fronte al quale i parenti furono persino costretti ad applaudire e a gridare “Viva il Re”.

Michelangelo Castagna, dopo la fuga, riparò ad Atri presso la sorella Marta dove rimase nascosto per 14 mesi senza essere scoperto nonostante gli interrogatori e l’arresto della madre e di un’altra sorella, una taglia di 300 ducati e la confisca dei beni.

Alla caduta di Murat avvenuta nel 1815, fece ritorno a Città Sant’Angelo dove riprese la professione medica. Nel 1820 prese parte ai moti rivoluzionari di Napoli e una volta concessa la Costituzione spagnola, venne eletto al Parlamento napoletano dove si batté per i principi di libertà e giustizia. Fece parte della VIII commissione incaricata di esaminare i problemi delle amministrazioni comunali e provinciali. Nel breve periodo in cui il Parlamento si riunì egli fu particolarmente attivo su questioni della finanza, della giustizia e dell’esercito e fu strenuo sostenitore delle autonomie locali. Nella seduta parlamentare del 17 novembre 1820, richiamando con energia la distinzione tra assemblea costituita e costituente, accusò apertamente il Ministro degli Interni Giuseppe Zurlo di tradimento della costituzione e dei valori della patria. Nel marzo del 1821, in vista della minacciata invasione austriaca, il Parlamento gli conferì i poteri di controllo su tutte le costiere del Regno. Con lo scioglimento del Parlamento e la revoca della Costituzione nel maggio del 1821, dovette subire ulteriori persecuzioni e minacce. Ripristinato il potere assoluto, fu costretto per parecchi mesi dal ministro di Polizia, Niccola Intonti, al domicilio coatto in Napoli in ragione delle sue idee libertarie.

Nel 1848 fu nominato Delegato organizzatore della provincia di Teramo e alle elezioni tenute nello stesso anno, fu nuovamente eletto deputato al Parlamento con ben 1847 voti. Sciolto questo nel 1849, si ritirò definitivamente nella sua città natale dove riprese ad esercitare la professione medica, distinguendosi per impegno nella epidemia di colera che colpì il territorio nel 1855. Morì il I° novembre 1865.

La sua figura resta quella di un grande benefattore che seppe coniugare l’ardore patriottico e politico con lo scrupolo professionale di medico al costante servizio degli altri.

Leggi anche i Moti Carbonari del 1814 a Città Sant’Angelo

Fonte:
“Personaggi Illustri in Terra d’Abruzzo” – Centro Regionale Beni Culturali – Regione Abruzzo
Carlo Maria d’Este 
(Centro reg.le Beni Culturali)
BIBLIOGRAFIA E FONTI:
• Niccola Castagna, Bibliografia di due morti e un vivo compilata da Niccola Castagna, Atri, De Arcangelis, 1887
• Giulio Dragonetti, Notizie del dottore Michelangelo Castagna, Teramo, Marsili, 1865
• Giovanni Allegro, Castagna Michelangelo, in Gente d’Abruzzo Dizionario biografico, Castelli, Andromeda, 2006

Figli di Michelangelo Castagna:
Pasquale Castagna (1819 – 1887), patriota e letterato
Niccola Castagna (1823 – 1905), letterato filologo storico giurista
Marianna Francesca Castagna (1827 – 1899)
Diomira Castagna (1834 – 1920)
Giuseppe Castagna