Palazzo Castagna è situato quasi al termine del Corso, a pochi metri dalle chiese di Sant’Agostino e San Bernardo.

L’asse viario sul quale insiste l’edificio è di particolare importanza nella struttura della città, la via del Corso attraversa tutto il paese con direzione Est/Ovest ed assolve alla duplice funzione di arteria primaria di collegamento ad asse economico lungo la quale sono accentrate la massima parte delle attività economiche e commerciali della città.

Questo edificio non ha solo importanza architettonica ma anche e soprattutto storica perché ci vissero due illustri uomini di cultura, vi dimorò Michelangelo Castagna, insigne medico e valoroso patriota dei moti carbonari del 1814, e nel 1823 vi nacque suo figlio Nicola (1824/1905) illustre storico abruzzese, letterato e critico.

Dai documenti finora consultati dalle storiche d’arte, non è stato ancora possibile reperire materiale storico attinente all’edificazione di questo edificio, però è interessante notare che la facciata presenta gli stessi elementi stilistici/architettonici della vicina chiesa di San Bernardo. L’analisi stilistica e comparativa ci permette di datare meglio l’edificio, intorno alla seconda metà del XVIII sec., e a conferma di ciò un documento del 1775 che attesta che la chiesa di San Bernardo fu appunto riedificata dall’architetto milanese Santino Capitani (1)… l’istesso maestro Santino aveva fabbricato la chiesa di questo monastero di San Bernardo…”

Data l’affinità stilistica è possibile che questo edificio sia stato edificato dallo stesso architetto o perlomeno nello stesso periodo.

Questa abitazione fu per molto tempo di proprietà dei Castagna, una delle più nobili famiglie di Città Sant’Angelo, i quali l’acquistarono nel 1803 (2) dalla famiglia Brina…” casa palaziata di più membri superiori, medi ed inferiori, con fondaci, cantine… cisterna ad acqua ed altre comodità sita nel rione Sant’Agostino…”

Il dato più importante, che riguarda l’edificazione della facciata, che sarebbe stata aggiunta successivamente su di una struttura preesistente, non è stata ancora accertata, anche se uomini del luogo molto anziani ricordano di aver sentito dai loro avi di questo particolare.

La Casa Brandimarte, già Castagna, è contraddistinto al N.C.E.U. al Fg. 25 particella 124, e risultava di proprietà della signora Dellaluna Giovannina vedova Brandimarte.

Ora dopo la morte della ved. Brandimarte gli eredi hanno alienato la proprietà che attualmente risulta intestata a più persone.

Il prospetto principale, che guarda sul Corso, si presenta con un paramento a mattoni pieni a vista e con numerose apertura coronate con le più disparate forme di frontoni che creano un notevole gioco chiaroscurale e un gran movimento di volumi.

La facciata si presenta divisa orizzontalmente, in tre fasce, al piano terreno una successione di aperture danno l’accesso ai locali adibiti a negozi, mentre centralmente un’apertura più importante, coronata da lesene e da architrave ondulato indica l’ingresso del palazzo.

All’interno una piccola chiostra illuminata dall’alto, e a destra la scala che porta ai piani superiori.

Al secondo livello, troviamo una serie di finestre e balconi (i balconi sono posticci) e sono posti ai lati della facciata e centralmente ad essa.

Tutte le aperture sono coronate, superiormente, da frontoni ondulati in corrispondenza dei balconi e triangolari sopra le finestre.

La Facciata riquadrata, lateralmente, da due lesene che concorrono in alto, alla formazione della modanatura del cornicione che si presenta lineare e di discreto aggetto.

L’edificio ad Ovest, è distaccato dal fabbricato adiacente da una stretta stradina denominata Vico degli Archi, qui una serie di archetti a tutto sesto, sistemati quasi alla metà dell’altezza degli edifici, hanno funzione di contrafforte.

Ad Est il fabbricato ha parte della muratura perimetrale, in corrispondenza del 1° piano, in comunione di un edificio adiacente, l’accesso al Vicolo Castagna è dato da un breve tratto da un passaggio coperto.

L’edificio non presenta gravi problemi statici, non si avvertono problemi dovuti a schiacciamento e presso-flessione, i materiali sembrano ancora in buono stato di conservazione, l’edificio e abitato e quindi soggetto al normale ciclo di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Note:
(1) Archivio di Stato di Pescara, Notaio De Angelis, anno 1775, pag. 93.
(2) Archivio di Stato di Pescara, Notaio D. Pietranico, busta 49, vol.18 pag. 99.

Fonte:
Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici per l’Abruzzo – L’Aquila

Il palazzo Castagna assieme al palazzo Imperato sono gli unici due edifici settecenteschi di Città Sant’Angelo che hanno conservato la facciata originale senza alcun tipo di rivestimento, né sembrano essere stati sottoposti a restauri e modificazioni successive.

Da un’analisi degli elementi costruttivi si può dedurre che il palazzo è chiaramente derivato dall’accorpamento di costruzioni preesistenti, a cui fu data una facciata unitaria sicuramente in un periodo compreso tra il 1750 e il 1780. Il Palazzo Castagna infatti è un esempio di «casa palazziata», derivata dall’accorpamento e dalla trasformazione di costruzioni preesistenti. Qui dietro il prospetto unitario c’è una struttura eterogenea: il cortile interno, fulcro della nuova unità abitativa, appare il risultato di interventi di riadattamento, come indicato dalla disposizione della scala che in questo edificio è realizzata in modo da adeguarsi agli ambienti preesistenti.

Il palazzo Castagna ha una piattabanda (architrave) costituita da sequenze di mattoni disposti paralleli fra loro secondo due giaciture simmetriche inclinate, che conformano le due metà della piattabanda nel mezzo della quale lo spazio residuo è costituito da un cuneo triangolare, realizzato sempre con gli stessi mattoni, che garantisce la stabilità.

La facciata presenta caratteri decorativi accentuati i portali sono affiancati da paraste leggermente inclinate verso l’esterno, come avviene anche nell’incorniciatura del portale della chiesa di S. Agostino.

Una grande varietà di timpani è visibile in questo palazzo: in esso troviamo ben sei tipi diversi di coronamento delle aperture, corrispondenti alle sette campate in cui è divisa la facciata dell’edificio. Si tratta anche in questo caso di elementi che creano un forte effetto chiaroscurale.

Fonte:
La tecnica costruttiva del laterizio nel centro storico di Città Sant’Angelo – di: Carlos Cacciavillani Nina; M. Margiotta; Claudio Mazzanti